MAMUI

MAMUI

l filo conduttore di Mamui, Schiribiç Mataran in Musiche, è l’amore in tutte le sue sfaccettature.

Mamui, infatti, significa ragazzi, giovani. E chi meglio di loro può interpretare l’aspetto trasgressivo, irriverente e fulmineo di questo sentimento? Ragazzi che, ieri come oggi, vogliono comunicare liberandosi da ipocrisie e staticità.
È in questa modalità che va interpretata, nello spettacolo, anche la definizione di schiribic mataran.

Qui le musiche e i canti sono parte integrante di fabulazzi antichi e giocosi immersi in sonorità che dal Friuli partono… e arrivano altrove, nella tipica modalità giullaresca che, con ironia affabulatrice, il grande Dario Fo ci ha insegnato ad amare.
Un incontro di ritmi, di lingue, con la voglia di giocare e di reinventarsi pur avendo radici profonde nella propria terra.

_MG_8429E la reinvenzione è nella musica con suoni che partono dai primordi con sassi e bastoni fino ad arrivare all’elettronica e a percussioni fantasiose; è nella lingua che passa dal friulano antico alla reinvenzione onomatopeica, a sonetti in lingua fino ad arrivare ad un friulano “infedele” esaltato in un esilarante brano di Dario Fo, «La parpaja topola»; è nel gesto che parte da movimenti legati a danze popolari per arrivare alla danza contemporanea.
Mille anni fa i giullari seppero reinventarsi per poter comunicare. Oggi noi abbiamo paura di non capire le genti che vengono da migliaia di chilometri di distanza? Allora già chi stava a venti chilometri di distanza era un foresto che parlava una lingua o un dialetto diverso. Ma i giullari  non temevano queste diversità anzi, il loro corpo diventava lingua, il gesto parola, le sonorità reinventate una lingua franca.

_MG_8414Sulla scena, gli artisti coinvolti offrono al pubblico uno spettacolo travolgente, ironico e coinvolgente che, con leggerezza, sa non solo divertire ma anche, o soprattutto, sorprendere.
Partendo dal presupposto che alcuni “suoni” legati al territorio scatenano in noi emozioni che trovano la loro origine in una passato remoto, ogni espressione vocale-strumentale diventa significante e legata in modo imprescindibile al nostro vissuto sensibile.

Mamui vuole essere questa sintonia, realizzata attraverso lo studio e lo sviluppo di aspetti del linguaggio parlato.
_MG_8422La combinazione di fonemi e gesti musicali, la musicalità del grammelot e la musica vera e propria suonata e cantata, ricreano un’atmosfera atavica altamente espressiva, capace di comunicare contenuti invariati nel tempo.
Lo spettacolo si articola in parti recitate, parti cantate, parti suonate e, soprattutto, in azione scenica. In sostanza, è l’interazione tra diverse strutture linguistiche e modi di fare artistici a raccontare una storia. La trama, infatti, si evince attraverso l’articolazione esplicitata in diverso modo proprio da questi linguaggi.

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Gli ottoni del VERDI

Gli ottoni del VERDI

Il Gruppo Strumentale “GLI OTTONI DEL TEATRO G. VERDI” nasce nel 1994 ed è composto da professori dell’Orchestra del Teatro G. Verdi di Trieste.

Lo scopo dell’ensemble è di far conoscere le possibilità timbriche e tecniche degli Ottoni basi fondamentali dell’orchestra lirico-sinfonica.
Con grande duttilità propongono la formula (molto apprezzata) di programmi che spaziano dalla musica rinascimentale alla musica contemporanea attraverso il barocco ed il moderno.

Dal 1994 “GLI OTTONI DEL TEATRO G. VERDI” affiancano, oltre all’intensa attività nella Regione Friuli Venezia-Giulia, in Slovenia e in Croazia, molte iniziative nella città di Trieste:
dal 1996 inaugurano al Festival dell’Operetta gli “Aperitivi Musicali” sulla terrazza o nella piazza del Teatro G. Verdi: la grande musica swing prima delle “prime”; nel 2000, in occasione del Giubileo e in collaborazione con il Coro Lirico del Teatro triestino sotto la direzione del M° Ine Maisters, vengono eseguiti (per la prima volta in un Teatro Lirico italiano), di A. Bruckner, i grandiosi “Mottetti” originali per coro, tromboni e organo.

Scrivono per il Gruppo Strumentale compositori contemporanei quali:
Stefano Bonetti (I° premio al  Concorso Internazionale di Composizione di Ginevra, 1997) con “Little Sketch” (ed. Pizzicato) e “Notturno” (per quattro tromboni e un basso tuba);
Fabian Perez Tedesco (I° premio al Concorso Internazionale di Composizione “Fundacion Proscenio” di Buenos Aires, 1997) con “Tre Miniature” (per tre tromboni e un basso tuba).
“GLI OTTONI DEL TEATRO G. VERDI” eseguono anche musiche originali edite e non, di D. Carnevali, di F. Margola e B. Aragosti.
Nel 2017 hanno partecipato alle “Note d’Estate in Città”, musica nei Rioni della città di Trieste.

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Libera nos Domine

Libera nos Domine

Il nuovo spettacolo di Enzo Iacchetti, esprime il desiderio di comunicare parole e musiche nel puro stile Teatro-Canzone. Iacchetti si stacca dal cabaret per arrivare a maturare considerazioni che lo allontanano da come lo conosciamo in tv.
Chi lo ha seguito recentemente in teatro, (Il Vizietto, Matti da Slegare, Chiedo scusa al Signor Gaber)  ha già colto la sua voglia di crescere, come autore e come attore.
Lo fa con uno spettacolo completamente nuovo, aiutato da effetti speciali coinvolgenti.
Solo in scena, Iacchetti è prigioniero dell’attualità e vuole liberarsi dai dubbi che lo affliggono su progresso, amore, amicizia, emigrazione, religione, offrendoci un’ultima ipotesi di rivoluzione.
Iacchetti affronta con ironia e provocazione la sua prigionia facendo ridere ma soprattutto emozionare con la rabbiosa delicatezza con cui cerca di salvarsi.
Ce la farà o sarà soltanto un grido di speranza?

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PIANOMAN – MATTHEW LEE

PIANOMAN – MATTHEW LEE

Dopo il travolgente successo della serata dello scorso anno, era il 24 marzo quando MATTHEW LEE e la sua band hanno saputo far ballare l’intero teatro regalando emozioni ed energia a tutto il pubblico, è un piacere poterli nuovamente ospitare per la presentazione del loro nuovo lavoro discografico: PIANOMAN!!!

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