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Sabato
5 Novembre 2011 - ore 20.45
Irma Spettacoli S.r.l.
presenta:
Lella Costa
in
"ARIE"

Regia di Giorgio Gallione
Lella Costa ripercorre la sua carriera attraverso le musiche che hanno accompagnato i suoi monologhi, le Arie sono il filo conduttore che unisce momenti e mondi all'apparenza distanti.
Nel marzo del 2010, gli Amici del Conservatorio di Milano hanno deciso di insignirmi del premio
“Una vita per la musica”, insieme a Luciana Serra e Liliana Cosi, e scusate se è poco. Lì per lì ho
pensato si fossero sbagliati:macchè, me l’hanno confermato. Convinti e contenti. E la motivazione
era, tra l’altro, bellissima. E coglieva nel mio lavoro qualcosa “che aveva a che fare con la
musica/e il modo in cui la musica scorre, emblema della vita/e come non puoi isolare una sola nota
e dire/se va bene o no:devi aspettare/che sia finita”. Questi versi di John Ashbery, scoperti mentre
lavoravo al copione di “Ragazze”, alla luce di quel premio acquisivano un valore e un significato
ancora più precisi e decisivi: non mi è sembrato saggio ignorare tutte queste coincidenze. E così
sono andata a rileggermi i copioni dei miei spettacoli, da “Ragazze” su su fino ad “Adlib”, per
verificare se davvero in ognuno di loro ci fosse, più o meno esplicito, più o meno consapevole,
qualcosa “che aveva a che fare con la musica”. E se ci tenete a saperlo sì, c’era. C’era la costante
presenza della musica, non solo come semplice colonna sonora, ma proprio come voce altra,
come interlocutore e comprimario e complice di palcoscenico; e c’erano anche, in ogni testo, dei
brani costruiti con una scansione metrica che li rendeva molto più simili a uno spartito che a un
copione, a un assolo che a un monologo . Piccole romanze recitate. Arie.
Riproporle,oggi, non vuole essere soltanto una sorta di rivisitazione antologica, ma anche e forse
soprattutto un’occasione per cucire insieme momenti in apparenza lontani e diversi e magari
scoprire che sì, c’è un filo che li unisce,ed è saldo, e regge al tempo e all’usura. Quanto al colore,
non può essere che “rosso Marras”, il ligazzo rubio che da qualche anno avvolge di bellezza i miei
abiti di scena, e non solo.
E poi a tutto questo materiale, che è ricco e vivo e vibrante di suo, non posso non sommare il
meraviglioso regalo che è stato, in questi ultimi anni soprattutto, lavorare con i musicisti in carne e
ossa, vivi e dal vivo, sul palco e in sala d’incisione : Paolo Fresu, Stefano Bollani, Rita Marcotulli,
Furio Li Castri, Paolo Damiani, Danilo Rea, Antonello Salis, Bebo Ferra. Per non parlare delle
incursioni nella musica classica, con Ruggero Laganà, con Giorgio Mezzanotte, con Rosetta
Cucchi. Insomma: ho un curriculum, e intendo farlo valere. E chissà che non trovi anche il coraggio
di andare a riscuotere la promessa pronunciata in presenza di testimoni da Paolo Conte, qualche
tempo fa, di scrivere qualcosa per la soubrette che è in me (testuale). In fondo è stato lui-il
Maestro che è nell’anima- a dichiarare che per fare musica “ci va
carattere e fisarmonica, senso del brivido e solitudine”: almeno due elementi su quattro mi
appartengono profondamente. E se volete scoprire quali, dovete solo venire a teatro.
Lella Costa
Biglietteria
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Sabato
28 Gennaio 2012 - ore 20.45
Circolo Culturale Danza y Vida / Associazione Culturale ImpArti Udine
presentano:
"ARGENTINA. VERSI DI TUTTI E DI NESSUNO"

Con
Daniele Milza,
Monica Mosolo,
Nicoletta Oscuro,
Hugo Samek
Elaborazione drammaturgica e regia Hugo Samek e Nicoletta Oscuro
Consulenza costumi: F.G. Teatro
Disegno luci e fonica :Valerio Bergnach
Dedicato alla memoria di Néstor Kirchner ( 1950-2010)
La storia recente dell’Argentina, e non solo, raccontata attraverso la musica, la memoria
collettiva, i protagonisti di lotte cruciali e i grandi poeti che hanno segnato la cultura del
novecento.
Il canto, la danza, la musica, i versi e uno sguardo verso la scintilla della nostra coscienza.
Un omaggio a quelli che danno voce, che costruiscono testimonianza.

A quelli di cui non si sa nulla.
A quelli che sono stati e a quelli che verranno.
Le dittature, la violenza, l’impegno politico, l’esilio , la resistenza.
La storia dell’Argentina degli ultimi decenni in una retrospettiva che collega
trasversalmente tutto il continente.

Artisti di diversa provenienza si incontrano sul terreno di una necessità condivisa:
guardare al futuro con consapevolezza.
Nasce così un viaggio fortemente segnato da alcuni tra i più grandi autori latinoamericani
contemporanei e che cerca nella poesia la propria vitale giustificazione.
Vado con le redini tese
e rallentando il volo,
perché quello che importa non è
arrivare da solo né presto,
ma con tutti e a tempo.
Leon Felipe
La poesia è pallida e nobile.
Non cambia niente, non incurva colline, non
dà un solo frutto rosso, non
fà il rumore di chi strappa
un pezzo di pane per offrire
un pezzo di pane.
Si rannicchia in un angolo e
non si lamenta.
Vive in tutto ciò che si innalza
all’aria, e dal nascere.
Non chiede nemmeno una visita.
Le basta quel che non è successo
Juan Gelman
Biglietteria
Martedì 21 Febbraio 2012 - ore 20.45
Neraonda
presenta:
"GRISU', GIUSEPPE E MARIA"

Scritto da Gianni Clementi
Regia di Nicola Pistoia
con:
Paolo Triestino - Nicola Pistoia - Crescenza Guarnieri
Sandra Caruso - Diego Gueci
Una segretaria di Pozzuoli, nell’Italia povera e appassionata degli anni cinquanta.
Una sacerdote e il suo strampalato sagrestano, due sorelle nei guai insieme al fascinoso farmacista del paese ci prendono per mano e ci fanno ridere, sorridere, emozionare e ci riportano ad un’Italia dove i sogni erano spesso affidati a chilometri e valige di cartone, ad una canzone, ad una miniera lontana, ad un pallone.
Nicola Pistoia e Paolo Triestino (gli affilatissimi interpreti di Muratori), Crescenza Guarnirei (la toccante interprete di Niente più niente al mondo) sono i protagonisti di questo straordinario affresco di Gianni Clementi (l’autore del Cappello di carta e della Vecchia Singer) che ci racconta, divertendoci, di un’Italia che non c’è più. Completano il cast Sandra Caruso e Diego Gueci.
Biglietteria
Venerdì 9 Marzo 2012 - ore 20.45
Teatro Tascabile di Bergamo/Scuola Sperimentale dell’Attore
presentano:
"GLI ABITANTI DI ARLECCHINIA"

Di e con:
Claudia Contin
Regìa di Ferruccio Merisi
“Gli Abitanti di Arlecchinia” è un racconto favoloso, affascinante e sempre nuovo.
Molti spettatori scelgono di assistervi più volte. Sotto le apparenze di una
conferenza buffa si nasconde uno spettacolo affascinante che non muore mai, con
a tratti il sapore di una dimostrazione scientifica curiosa e divertita. A portarlo in
scena è la generosità, la forza e insieme la finezza di una straordinaria interprete:
Claudia Contin. (Benvenuto Cuminetti)
Un viaggio tra i segreti del lavoro d’attore e insieme una ricognizione tra i “disegni”
dei corpi, tra i gesti e gli intendimenti delle principali maschere della Commedia
dell’Arte Classica: ogni personaggio una maschera fisica, ogni maschera
una serie di posture e di movimenti, di ritmi e di comportamenti, ovvero un particolare
contrarsi e dilatarsi del corpo fino a divenire la manifestazione visibile di
un determinato “diagramma” psicologico di base.

In questa sarabanda parlata e agìta, ritmicamente scandita dalla “danza” delle
maschere, è possibile incontrare la storia e la vita dei vari Caratteri: gli Zanni
servitori rampanti, un Vecchio Pantalone avaro acido e tragicomico, un Dottore
sproloquiante, ignorante, “genuinamente” volgare; una Servetta scattante, cinguettante
e scodinzolante; gli isterici Amorosi, i Capitani ecc. ecc., per finire
naturalmente con Lui, Arlecchino, il burattino vivente di tutti i colori, folletto
ribelle e vivacissimo giullare che fa nascere intorno al suo scoppiettante moto
perpetuo tutta quanta questa umana e ultraumana Città alla Rovescia...
Condotta con precisione ed abbondanza di informazioni storiche ed iconografiche,
questa favola-spettacolo-dimostrazione costituisce un momento di “leggera”
eppur profonda acquisizione culturale ed antropologica.

Biglietteria
Domenica 18 Marzo 2012 - ore 20.45
La Contrada - Teatro Stabile di Trieste
presenta:
"L'APPARENZA INGANNA"

di Francis Veber
adattamento di Tullio Solenghi e Maurizio Micheli
regia:
Tullio Solenghi
e con
Massimiliano Borghesi
Sandra Cavallini
Paolo Gattini
Adriano Giraldi
Fulvia Lorenzetti
Matteo Micheli
Enzo Saturni
scene: Alessandro Chiti
costumi: Andrea Stanisci
musiche: Massimiliano Forza
arrangiamenti: Fabio Valdemarin
Contabile diligente e uomo mite senza qualità,
François Pignon lavora per un’azienda di produzioni
derivanti dal caucciù, preservativi in primis.
Sfortunatamente, è stato deciso il suo licenziamento,
la qual cosa, unitamente al divorzio dalla bella
moglie di cui è ancora innamorato e al fatto che il
figlio diciassettenne non lo considera minimamente,
lo porta a contemplare il suicidio.
Il suo vicino lo ferma in tempo, dando via a una serie
di eventi che cambieranno totalmente la sua vita e
persino il suo carattere: il primo passo è quello di
fingersi gay, in modo da spingere la dirigenza a non
procedere al licenziamento per paura di mobilitare
la associazioni omosessuali.
L'idea per quanto assurda ha successo su tutti i
fronti e ribalta completamente le sorti del povero
Pignon, in ufficio, nella società e anche nella vita
privata, trasformandolo da oscuro contabile a icona
del movimento omosessuale, con tutte le esilaranti conseguenze del caso.
Tratto dall'omonimo film francese del 2000 (titolo orginale:
Le placard), L'apparenza inganna riporta in scena per
la quinta volta il personaggio di François Pignon inventato
da Veber nel 1973 con la pièce teatrale L’emmerdeur (in
italiano Il rompiballe), successivamente portata sul grande
schermo da Edouard Molinaro.
A dieci anni da L’emmerdeur, nell'83 Pignon è di nuovo
protagonista di Les compères (in italiano Noi siamo tuo
padre, da cui viene tratto il remake americano del '97
Due padri di troppo del regista Ivan Reitman).
Nell'86
ritorna con Les fugitifs (Due fuggitivi e mezzo), da cui
viene tratto due anni dopo un altro remake negli USA, In
fuga per tre, diretto dallo stesso Veber.
Nel 1998 il ridicolo personaggio inventato da Veber torna
nuovamente alla ribalta con Le dîner de cons (La cena
dei cretini), un successo internazionale prima nei teatri e
poi nei cinema di tutto il mondo.
Dopo Le placard, Pignon ricompare in La doublure del
2006 (Una top model nel mio letto).
Nel 2008 è uscito in
Francia un remake de L’emmerdeur nuovamente diretto
da Veber.
NOTE DI REGIA di Tullio Solenghi
Fin da quando il film uscì nelle sale 10 anni fa, rimasi
felicemente colpito dall’ultima avventura di Francois Pignon,
personaggio chiave di quello che non a torto viene
considerato il Neil Simon francese, Francis Veber. Dopo i
suoi già affermati exploit del “Rompiballe” e della “Cena
dei cretini”, mi parve che questa volta con ”L‘apparenza
Inganna” Pignon salisse un ulteriore gradino aderendo più
credibilmente alle trame del reale, per abbandonare i toni
spesso farseschi dei precedenti lavori.
Il tutto imprimeva al suo percorso più coinvolgimento e
maggiore convinzione. Sulla stessa lunghezza d’onda,
come spesso accade nei sodalizi fortunati, trovai Maurizio
Micheli, col quale ci ripromettemmo di tornare sull’argomento
appena le circostanze ce lo avessero permesso.
Ed eccoci quindi oggi al lavoro sul progetto che per
fortuna non ha risentito dei 10 anni trascorsi, visto che
le tematiche affrontate, allora ancora in embrione, sono
oggi di dominio pubblico. Mobbing, Disoccupazione, Discriminazione
sessuale, Omofobia, Stalking, sono ahimè
argomenti dell’oggi, soprattutto dell’Italia di oggi, e questo
restituisce al testo una efficace attualità.
La versione teatrale che abbiamo derivato dalla sceneggiatura,
pur non tradendone le trame essenziali, tiene
conto di una inevitabile “italianizzazione” di ambienti e
personaggi.
La vicenda del protagonista, contabile diligente e uomo
mite senza qualità, prende l’avvio dal suo licenziamento
ad opera del direttore del personale, un collega violento
e volgare che lo ha sempre deriso considerandolo un
emerito “coglione”, e quindi il primo della lista degli impiegati
in esubero, resosi necessario dal ridimensionamento
dell’azienda. Questa ennesima tegola che si abbatte sul
poveretto, oltre al divorzio dalla moglie di cui è ancora
innamorato e al fatto che il figlio non lo consideri minimamente,
lo porta a contemplare il suicidio.
Il suo vicino di casa giunge però miracolosamente a
fermarlo in tempo, dando il via ad una serie di eventi
che cambieranno totalmente la sua vita e persino il suo
carattere. Il primo passo è quello di fingersi gay, in modo
da spingere la dirigenza a non procedere al licenziamento
per paura di mobilitare la associazioni omosessuali.
Il
protagonista, dapprima riluttante, accetta di buon grado
il nuovo ruolo generando una serie di reazioni esilaranti,
prima fra tutte quella rudemente omofoba del suo antagonista.
In breve però la sua nuova identità gli procura un
insospettabile successo su tutti i fronti e ribalta completamente
le sue sorti, in ufficio, nella società e anche nella
vita privata, trasformandolo da oscuro contabile a icona del
movimento omosessuale. Parallelamente il suo rozzo
rivale subirà una trasformazione uguale e contraria, diventando
un amico delicato e amorevole, fiero sostenitore
anch’egli della causa dei gay. Il turbinio di eventi prodotto
dalle nuove identità ci condurrà ad un classico “Happy
End”, con il reintegro del licenziato che riuscirà anche a
riguadagnare la fiducia del figlio e la stima dei colleghi,
primo fra tutti il suo feroce antagonista.
Del taglio cinematografico ho voluto mantenere la frammentarietà
del racconto, operando una sorta di montaggio
teatrale, con scene che si susseguono a ritmo incalzante,
caratteristica comune di molte messe in scena del teatro
attuale. L’attenzione primaria è sempre verso lo spettatore
e la sua costante attenzione, che non deve mai recedere,
pena l’efficacia del nostro racconto. Un racconto che deve
essere reale, coinvolgente e al tempo stesso esilarante,
come spesso accade nelle scene e nei personaggi dell’Apparenza
inganna.
Sono fermamente convinto che la via più sicura per arrivare
alla comicità, della quale penso di essere “portatore
sano” insieme a Maurizio, parta dalla credibilità e dal
processo di identificazione dello spettatore. Se le avventure
dei protagonisti non riguardano un po’ anche chi è
seduto giù in platea risulta poi difficile o quanto meno
superficiale il divertimento che ne deriva. Per divertimento
intendo anche la condivisione dei momenti più “umani”
e non necessariamente esilaranti, almeno in partenza.
Gli anni di formazione del Trio mi hanno fatto sempre
propendere per questa credibilità di partenza sulla quale
poi operare la “visione strabica” propria del comico. Cosa
che questo testo consente di fare alla grande.
I due anni di “Italiani si nasce” che hanno fatto registrare
230 repliche, quasi centomila spettatori e uno dei
maggiori incassi della stagione, con esiti di gradimento
ovunque altissimi, ci hanno spinto a riconfermare in toto
la compagnia che è ormai diventato un “gruppo di lavoro”
affiatato e compatto a partire dai due capocomici.
Maurizio mi è parso subito perfetto per impersonare
questa sorta di Woody Allen aziendale, sempre sottotono,
sempre in disparte, pur con la fierezza degli esclusi. Ho
voluto che ne uscisse marcatamente anche il suo lato
umano, che spesso a contrasto con la follia degli eventi
produce effetti esilaranti. Ho tenuto per me la parte
della “bestia” della situazione, l’antagonista omofobo e
violento, divertendomi nel giocare a contrasto i toni rudi
dell’inizio con l’umanità e la delicatezza di atteggiamenti
della trasformazione finale.
Biglietteria
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